lunedì 10 novembre 2008

CHANGE WILL BE

Eccoci qui a commentare la valanga democratica nelle Presidenziali 2008,la notte elettorale conclusasi all'alba per i democratici che seguivano dall'Italia ,questa ''battaglia'' fra i rossi e i blu con molti piu significati di quanto abbiano mai avuto delle elezioni in tutta la storia del Paese, gli Stati Uniti d'America. Il Corriere si sbilancia e titola già: "La lunga notte di Obama" anche se quando era in stampa non v'era alcuna certezza e i giochi ancora apertissimi, dopo le confortanti e scontate affermazioni negli stati del nord della East Cost infatti iniziavano a tingersi di rosso gli stati storicamente repubblicani e perduravano le non assegnazioni degli stati chiave, Florida Ohio e Pennsylvania in testa, delineandosi così un testa a testa simile a quello che contrassegnò le elezioni del 2000.
Si giustificano così i boati e gli applausi a Phoenix nel quartier generale dei repubblicani dove i sostenitori del binomio conservatore Mccain-Palin accolgono la conquista della Georgia e del Kentucky. La festa dura poco però arrivano infatti le notizie che i democratici(che stavano deprimendosi dopo delle proiezioni iniziali con parziale negativo)attendevano che risollevano le speranze al popolo che chiede di cambiare. Iowa, Illiois, Wisconsin diventano blu nei mega-schermi, sono assegnate ad Obama, poco dopo c'è il colpo del k.o e che ferma l'allestimento del palco per festeggiare un eventuale vittoria di Mccain, il "Combattente" sperava e ci credeva come il 'popolo rosso' accorso in massa ad ogni suo meeting durante tutta la campagna elettorale.
Il fatidico colpo basso, che fa pensare subito alla cavalcata di Obama verso la Sala Ovale, arriva dall'Ohio, è in questo Stato da cui deve passare il futuro inquilino della Casa Bianca, brutte notizie per Mccain, mai nessun candidato nella storia è diventato presidente senza l'Ohio. Non è solo una questione scaramantica, sono altri 20 Grandi Elettori che vengono assegnati al Senatore dell’Illinois dei 270 necessari per essere proclamato 44-esimo presidente della storia. In rapida successione con l’avanzamento percentuale delle schede scrutinate inizia a delinearsi sempre piu chiaramente il destino degli stati chiave ai fini dell’esito finale, permettendo da prima di fare proiezioni sempre piu veritiere e poi di poter assegnare tali stati e relativi Grandi Elettori, sono rispettivamente Florida, Virginia, Iowa, Indiana e Pennsylvania. Ed è quest’ultimo Stato che merita un approfondimento sul clima elettorale vissuto in queste ultime bollenti settimane di campagna nonché delle feroci polemiche che si sono scatenate, per far proprio questo particolare Stato che porta si in dote 21 Grandi Elettori ma che ha in nuce dei valori specifici che vanno aldilà dei semplici consensi. La Pennsylvania stato in bilico nei sondaggi ha quel valore aggiunto che darà un significato diverso a seconda di chi riuscirà ad accaparrarselo, è uno stato dove l’elettore medio è l’operaio bianco, è qui dove con maggiore insistenza ha puntato Mccain e dove alle Primarie Democratiche Obama era arrivato addirittura terzo per i consensi dietro Hillary Clinton e John Edwards, i repubblicani hanno usato ogni mezzo per catalizzare i consensi democratici andati alla Clinton ed è quindi questo successo dei blu a sconfessare le ipotesi della prima ora che volevano una fuga di consensi a favore dell’Elefante dovuto allo scontro troppo forte e prolungato fra i due candidati democratici. Obama ha conquistato anche i sostenitori di Hillary come i Latinos e piu in generale del voto cattolico favorito da una posizione netta nei confronti dei matrimoni gay.
Barack Obama a metà delle operazioni di scrutinio negli stati centrali è già saldamente in testa, raggiunge i 195 Grandi Elettori già assegnatili e non siamo ancora giunti alla West Cost, tradizionalmente democratica. Ma è noto come delle fughe che possono apparire irresistibili possano fermarsi ad un passo dal traguardo. I pronostici della vigilia non erano mai stati così incerti tranne del dichiarare possibile vincitore Obama, il range però della casistica variava dalla vittoria sul filo di lana di Mccain alla vittoria a valanga del Senatore dell’Illinois.
Dal Texas passa la risposta alle domande che entrambi gli sfidanti si pongono, e ne determina la consistenza dell’azione. Qui dove ci si attende una facile vittoria dei repubblicani(siamo in casa Bush), Mccain strappa un 55%, un dato eloquente che ridisegna i scenari, la valanga c’è ed è storica.
Infatti New Mexico, Colorado e Nevada vedono imporsi i democratici ed è a questo punto che sugli schermi di tutte le emittenti statunitensi e internazionale che seguono la sfida presidenziale appare l’annuncio, Barack Hussein Obama è il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti d’America. In via ufficiosa ovviamente, manca ancora poco per raggiungere i fatidici 270 Grandi Elettori, viene dichiarato presidente in virtu’ delle proiezioni secondo che lo vedrebbero eletto nella costa ovest tradizionalmente favorevole al Partito Democratico, sono circa le ore 22 (4 italiane), la tensione si allenta, ora la vittoria è certa, basta solo attendere, per l’ufficialità dell’evento, i risultati della California, Oregon, Washington, Hawaii.
Un’ora dopo le prime proiezioni su tali stati sembrano confermare le ipotesi, a Chicago come nel resto degli USA e nei cuori di tutti i Democratici del mondo si sprigiona una gioia indescrivibile. Second City per una notte è al centro dell’attenzione come ai tempi di Micheal Jordan coi Bulls viene da pensare ma no, non è così, stanotte si è accesa una fiamma qui nella Città del Vento, che non si spegnerà e sarà destinata ad illuminare ed indicare la via ad una grande nazione come gli Stati Uniti, sarebbe però limitativo pensare che ciò non influirà e che non produrrà deflagrazioni democratiche in tutto il mondo, animate non solo dalla speranza che in futuro le cose possano migliorare ma dal fatto che esiste ed è sempre esistita una tradizione politica che si basa sulla semplice idea che condividiamo interessi comuni e che quello che ci unisce è piu’ grande di quello che ci divide.
La consapevolezza che siamo sulla stessa barca, che saliamo e cadiamo insieme, che non esistono interessi particolari piu importanti degli interessi globali.
Ed è a mezzanotte che a Chicago, davanti ad una folla oceanica, Obama tiene il suo primo discorso da Neo - Presidente Eletto, e, come sempre, le sue parole sono di ringraziamento ai suoi cari, al suo popolo che lo ha eletto, è chiamato ad affrontare la situazione economica piu’ grave dal dopoguerra, una situazione sociale, ambientale oltre che energetica e demografica(sulla quale ha meno poteri del Papa ahinoi) senza precedenti.
Per questo motivo mette le mani avanti, prospetta uno stallo e delle difficoltà enormi, afferma che la soluzione non verrà dall’oggi al domani, l’America è finalmente pronta, ma da solo un presidente non può nulla, tutti noi dobbiamo sforzarci per cambiare e se si agirà di conseguenza allora non tutti i problemi potranno essere risolti ma si otterranno risultati significativi.
C’è spazio infine per la telefonata di rito da parte di Mccain e la promessa che non verrà meno la collaborazione fra i due partiti, è per questo che Obama afferma di essere il Presidente di tutti gli americani anche di chi non l’ha votato. La sfida si conclude 364-162 a favore del senatore dell’Illinois, la sfida globale lanciata però è appena iniziata.

lunedì 3 novembre 2008

L’OBAMA NIGHT – LA LUNGA NOTTE CHE CAMBIERÀ IL MONDO

Nell'estate del 1989 a Chicago la giovane Michelle, allora aveva 25 anni, lavorava allo studio legale Sidley & Austin di Chicago. Ma quell'estate arrivò allo studio un giovane neo-laureato di Harvard, certo Barack Obama, Michelle venne incaricata di occuparsi del nuovo arrivato e di introdurlo all'attività dello studio. «Mi aspettavo il solito intellettuale che arriva da Harvard, ed ero certa che non mi sarebbe piaciuto», ha ammesso Michelle. E così fu: quando Barack, poche settimane dopo essere arrivato a Chicago, le chiese un appuntamento, lei rispose «no, grazie». Lui, Barack Obama, non ha mai fatto mistero di esserci rimasto male.Parecchio tempo dopo, accettò il suo invito di andare ad assistere ad uno degli incontri con la comunità afroamericana che lui teneva alla periferia di Chicago. Fu in quell'occasione che rimase colpita «dal modo che lui aveva di parlare a quella gente. Ci metteva una tale passione e nello stesso tempo sapeva essere così chiaro». Decise di accettare un primo appuntamento.